Coltiva il Gusto a Vinitaly 2026
Anche quest'anno Coltiva il Gusto ha preso parte con Terra Viva a Vinitaly. Per il quarto anno consecutivo, l’associazione cislina dei liberi produttori agricoli è stata presente al salone internazionale del vino con diverse cantine associate provenienti da molte regioni d’Italia. “Il bilancio di questa esperienza è positivo per noi e per tutti i produttori che rappresentiamo – commenta il Presidente Claudio Risso – anche perché abbiamo portato in questa sede prestigiosa la promozione non solo dei loro prodotti ma di una visione a loro sostegno. Crediamo che il settore vitivinicolo abbia bisogno di una visione ancora più internazionale, e questo vuol dire anche un ruolo di maggiore protagonismo a livello europeo, dove si scrive la nuova Pac, sulla quale anche il mondo della vitivinicoltura dovrà rivendicare le proprie istanze. Rimane grave, ad esempio, l’impatto dei cambiamenti climatici, così come continua a pesare il grande tema della burocrazia, che per i produttori comporta 24 passaggi normativi tra l’iniziale impianto della vigna e la fase finale dell’imbottigliamento, con gravi ripercussioni sulla competitività, sui costi, sugli investimenti: le garanzie per lavoratori e consumatori sono sacrosante, ma i produttori vanno messi in condizione di poter lavorare”.
La 58ª edizione di Vinitaly si è conclusa oggi registrando in totale 4mila aziende e 90mila presenze, di cui il 26% da 135 nazioni, 5 in più rispetto al 2025. Tra le priorità avanzate da Terra Viva, implementare i fronti della divulgazione del Made in Italy e della corretta informazione: “Il vino – afferma Risso – è stato ingiustamente criminalizzato: è importante sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela della salute e sul bere responsabilmente, ben altra cosa è la promozione di fake news interessate a sfavorire il settore per avvantaggiarne altri: siamo sul piano della concorrenza sleale. Positivo, in questo senso, il lavoro svolto da Governo e istituzioni per scongiurare etichette allarmistiche che non avrebbero senso. Il futuro del vino italiano passa da un equilibrio intelligente tra tradizione e innovazione: qualità radicata nella storia, competitività costruita con tecnologia, ricerca e nuovi mercati. Servono semplificazione vera e meno burocrazia: il vignaiolo deve stare in vigna e in cantina, non prigioniero di carte, adempimenti e procedure che sottraggono tempo al lavoro”.
Altro tema, conclude Risso, è quello delle aree interne: “Le aree marginali, collinari e interne custodiscono una parte preziosa della nostra identità vitivinicola: lì il sostegno pubblico non è assistenza, ma investimento su territorio, paesaggio e presidio sociale. La loro tutela è un aspetto emerso fortemente anche da questo Vinitaly, dove accanto a tanti grandi produttori hanno partecipato molti piccoli produttori spesso attivi in aree interne e rurali: questo è un aspetto che riguarda le nostre microeconomie territoriali che vanno sostenute con risorse e norme adeguate per favorire politiche di ripopolamento e ricambio generazionale”.
Proprio il ricambio generazionale per Risso rimane il vero nodo strategico: "Senza giovani nelle vigne e nelle cantine non c’è futuro. Occorrono accesso alla terra, credito, formazione e redditività. Il vino non è solo prodotto economico, ma cultura, comunità e valore territoriale: per questo sostenere i produttori significa sostenere l’Italia migliore”.


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